TREVISO — Buttare via qualcosa, coi tempi che corrono, talvolta costa più che comprare un capo nuovo: non c’è tendenza che tenga. Cappotti, maglioni e gonne, anche se fuori moda e fuori taglia, rimangono a riempire armadi e cassetti. «Lo tengo», dicono in molti, perché può sempre tornare utile, nella speranza che il passare degli anni lo trasformi in un capo «vintage». Oppure, dicono altri, «lo indosso per i momenti casalinghi, mentre mi dedico ai lavori domestici o mi prendo cura del giardino ». O ancora, dicono i più ottimisti, «potrei rientrare nei jeans del liceo, con un po’ di palestra in più». Invece quegli stessi cappotti, maglioni e gonne si accumulano l’uno sopra l’altro impolverandosi di giorni e di oblio. Una buona risposta al dubbio dicotomico fra tenere e buttare arriva da Stop Moda: fino al 31 dicembre è aperta la «rottamazione dei vestiti usati».
Insomma: la camicia rosa a pois verdi non va più? Il cliente può portarla in negozio, lì verrà valutata dagli addetti e sostituita da un buono spesa, valido per l’acquisto di una nuova camicia. I pantaloni a zampa d’elefante blu elettrico non fanno l’effetto di una volta? La stessa cosa vale per pantalone con pantalone, o t-shirt con t-shirt. E se il cliente non arriva «armato«, può portare l’usato in un secondo momento. «L’idea centrale è valorizzare quello che in casa non serve e liberare gli armadi capitalizzando quello che si elimina – commenta Giuseppe Bertolotti, responsabile amministrativo della società - . Quella che proponiamo non è solo scontistica, ma una versione concreta e attuale del senso di risparmio che riscontriamo nei consumatori ». E il messaggio, dopo il primo mese di prova, sembra essere arrivato ai trevigiani, che visitano gli stabilimenti di Castagnole e Caonada per approfittare della singolare promozione. La «rottamazione» di Stop Moda si pone come obiettivo di superare la fase dell’«accantonamento», rimettere in moto il mercato incentivando i clienti all’acquisto e riciclare quanto di buono si riesce a recuperare dalla merce che entra in negozio. È infatti questa la seconda fase del progetto: «Rimettiamo in circolo quello che ci viene consegnato dal consumatore – spiega Bertolotti - .
L’usato nelle migliori condizioni viene dato in beneficenza, tramite associazioni di volontariato. Il resto viene selezionato». Bottoni, cerniere, applicazioni, lana e cotone possono tornare utili in una nuova veste, e così Stop Moda ha incaricato un’azienda locale di trasformare lo scarto in recupero. Duplice ricavo, quindi, per il cittadino che risparmia sul maglione nuovo svuotando l’armadio. La crisi ha insegnato ai trevigiani a risparmiare, e in molti si dirigono verso i mercatini dell’usato. Non vi trovano solo mobili e suppellettili, o come l’immaginario comune vuole, servizi da tè e vecchi orologi a pendolo, ma capi d’abbigliamento che altri, prima di loro, hanno consegnato in conto vendita per poter recuperare qualcosa da investire altrove. Magari in altri stivali o in un nuovo giaccone per l’inverno. Al Mercatino di viale Monfenera, ad esempio, cappelli, scarpe e abiti occupano una vasta superficie del magazzino, e nell’ultimo anno sono divenuti merce assai ricercata.
Silvia Madiotto
09 novembre 2009